giovedì 4 dicembre 2008

CORNELIU ZELEA CODREANU












LA GUARDIA DI FERRO

LE ORIGINI
Finita la guerra la situazione politica interna della Romania è piuttosto grave: nella vicina Russia, ucciso lo zar, il potere è nelle mani dei bolscevichi ed il nuovo stato sovietico mostra chiaramente la volontà di riappropriarsi delle terre perse durante il conflitto. Con questo rischio incombente Codreanu, un pomeriggio del gennaio 1918, raduna nel bosco di Dobrina una ventina di colleghi liceali e fonda l'associazione "Michele Cogalnicaenu" allo scopo di uscire dall'individualismo e spendere tutte le proprie energie senza risparmio per la causa della libertà della Romania. La situazione rumena nel primo dopoguerra non è diversa da quella di molte altre nazioni europee al termine del primo lacerante conflitto mondiale. Tra i fenomeni sociali emergenti: il reducismo, la delusione per il clima provinciale della politica ufficiale, le reazioni per la riforma agraria del 1919. Proprio in quell'anno Corneliu Zelea si iscrive alla facoltà di Diritto dell'Università di Iasi. In questo periodo viene a conoscenza dell'esistenza di un piccolo e battagliero gruppo politico chiamato la "Guardia della Coscienza Nazionale" guidato da Costantin Pancu. Il raggruppamento, al quale aderisce Codreanu, riscuote un certo interesse tra operai e studenti e raccoglie tra le sue fila anche qualche professionista e sacerdote. "Non potrei definire come sono entrato nella lotta. Forse come un uomo che, camminando per la strada con le preoccupazioni, i bisogni ed i pensieri suoi propri, sorpreso dal fuoco che divora una casa, getta la giacca e balza al soccorso di quelli in preda alle fiamme". Il 10 febbraio 1920 viene proclamato lo sciopero generale in tutto il paese, ovunque si hanno notizie di scontri e dimostrazioni, la situazione è incandescente. Contro coloro che sostengono l'intervento governativo e militare, Codreanu sostiene la necessità di agire di persona e fulmineamente. L'imperativo è stroncare il parassitismo diffuso nel Paese. La roccaforte comunista è nelle officine CPR, nei pressi delle ferrovie di Nicolina a Iasi. Ma attraverso una serie di azioni provocatorie e portando avanti una politica sociale estremamente avanzata sarà Corneliu a raccogliere per tutto l'arco della sua vita l'adesione quasi plebiscitaria delle masse operaie. Con questo spirito nascerà un nuovo raggruppamento "Socialista Nazional-Cristiano". Nel 1920, per la prima volta nella storia, il Senato Accademico dell'Università di Iasi decide di aprire l'anno accademico senza l'abituale rito religioso. Codreanu con un gruppo di amici insorge, fino a spuntarla. L'Università riaprirà con la tradizionale cerimonia. Tra le battaglie memorabili dei primi anni di attività politica di Corneliu anche quella contro la sciapka, un copricapo russo ostentato dagli studenti di fede comunista e, soprattutto, simbolo di indifferenza e mancanza di amore per la propria terra. Più volte attaccato da Codreanu, il rettore dell’Università di Iasi, il 4 maggio 1921, lo espelle dai corsi e dalle lezioni. Tutti i professori della facoltà di Diritto, alla quale è iscritto Corneliu, insorgono contro questa risoluzione e lo iscrivono agli esami autunnali, tanto forte era la stima per questo studente coraggioso ed audace. La vertenza andrà avanti per molto tempo, terminati gli studi, infatti, non verrà mai rilasciata a Codreanu la laurea in Giurisprudenza. Il 22 maggio 1922 viene fondata l’associazione "Studenti Cristiani", che incontrerà un grande successo nel paese. Nell’autunno dello stesso anno Codreanu lascia la Romania per trasferirsi a Berlino, dove si iscrive alla facoltà di Economia Politica. Nel dicembre del 1922 a Cluij l’intera popolazione studentesca è in rivolta, presto l’incendio divampa in tutta la Romania, Corneliu intuisce che si tratta di un momento decisivo per il futuro rumeno e ritorna in patria frettolosamente per mettersi a capo del movimento studentesco insieme a Mota, figlio di un sacerdote ortodosso, presidente di un circolo studentesco, con il quale nascerà un’amicizia profonda e perenne. Ben presto i due capiscono la necessità urgente di estendere la stessa lotta studentesca all’intero popolo della Romania. Si avverte il bisogno di fondare un vero e proprio partito per continuare con maggiore incisività e radicamento le tesi partorite dai banchi universitari. "Occorre un nuovo strumento, ma occorrono soprattutto uomini nuovi", questo il vero assillo di Codreanu. Per questo viene avvicinato il professore Cuza, l’uomo all’epoca più prestigioso in tutto il Paese, che prenderà la presidenza della "Lega di Difesa Nazionale e Cristiana" al cospetto di oltre diecimila cittadini. È il periodo degli scontri più violenti negli atenei, l’Università è al centro della lotta e fornisce il nerbo dei dimostranti. Durante una di queste manifestazioni contro l’esercito, Codreanu viene arrestato per la prima volta e internato nella prigione della Porta Verde. Inizia così la lunga serie di arresti che condurrà il Capitano e i suoi una vera persecuzione politica e ad essere eliminati fisicamente senza lo straccio di un processo. Nonostante la reclusione del Capitano, l’organizzazione del movimento procede a gonfie vele e viene celebrato il congresso per il 22-25 agosto 1923. In quell’occasione la polizia ordina di sbarrare la porta d’accesso della Chiesa dove si sarebbe dovuta tenere la cerimonia religiosa in suffragio degli studenti morti in guerra, quindi, come già avvenuto a Fiume, gli studenti del movimento si inginocchiano all’aperto e, circondati da una folla enorme, pregano in silenzio. Le provocazioni delle autorità procedono senza fine e gli studenti occupano le aule universitarie per tenere le proprie assemblee. Il Congresso si tiene illegalmente, il Capitano, ricercato dalla polizia, riuscirà a dare il suo contributo vestito da meccanico, non riconosciuto nemmeno dai suoi. Poco dopo Codreanu diventa popolarissimo anche tra i contadini, vessati da una situazione agricola nazionale molto precaria per l’eccessiva polverizzazione della proprietà terriera. La base studentesca, racconta in questi giorni Mota, è al limite della sopportazione. Nonostante il favore di Codreanu verso il metodo della non-violenza come arma di lotta, si decide di dare una volta per tutte un esempio "tremendo" della risolutezza della gioventù rumena. Viene insomma composta una lista di sei ministri da eliminare. La sera dell’8 ottobre 1923 mentre i congiurati sono riuniti per stabilire i dettagli dell’operazione, la Polizia irrompe nel luogo e arresta tutto il gruppo. Il delatore è uno degli stessi organizzatori: Vernichescu. Il processo che ne segue ha un epilogo eccezionale: Codreanu, come suo costume, si prende la paternità dell’azione e indica ai giurati le motivazioni ideali del gesto. I giudici riconoscono la sola colpevolezza di Mota e i legionari vengono liberati dopo sette mesi di carcere. L’esperienza del carcere è centrale nella vita di Corneliu Zelea Codreanu. Dalla prigione uscirà un uomo completamente cambiato, rinnovato nell’animo. Il ricordo dell’icona dell’Arcangelo Michele, davanti alla quale il Capitano si era spesso ritrovato a riflettere e pregare in quei mesi, lo porterà ad assumere l’Arcangelo come protettore futuro del Movimento. Nella nuova fase l’azione di Corneliu ruota intorno al proposito di dare adeguata "educazione" a quella gioventù che crede ciecamente in lui e nella riscossa nazionale. "Prima dobbiamo conoscere e correggere i nostri difetti e poi vedere se abbiamo o no il diritto di occuparci anche di quelli degli altri". Con questo spirito di formazione interiore l’8 maggio 1924 ad Ungheni viene organizzato il primo campo volontario del mondo. Il lavoro viene però interrotto molto presto dal Prefetto di Polizia Manciu che arresta tutti i presenti. Agli arrestati vengono inflitte vere e proprie sevizie, molti studenti vengono frustati a sangue. Il 25 ottobre il Capitano, che ha assunto le difese di uno studente torturato dal Prefetto, fa il suo ingresso in tribunale e alla prima scomposta reazione di Manciu tira fuori un revolver e lo fredda. Immediatamente arrestato viene internato nella prigione di Galata. La stampa unanime si schiera a suo favore, la popolazione è tutta incondizionatamente per lui; il processo, durato sei giorni, si svolge in un clima trionfale per il Capitano. Il verdetto lo conferma: Codreanu ha agito per legittima difesa ed è portato in trionfo fino a Iasi. Il 14 giugno 1924 il Capitano sposa la bellissima Elena Ilinoiu: la cerimonia, secondo il rito ortodosso, viene filmata. La colonna di invitati che segue la coppia supera i sette chilometri. Mentre Codreanu è in Francia per conseguire il dottorato in Legge, la situazione in Romania si complica. I risultati elettorali sono soddisfacenti, entrano altri nove deputati in Parlamento, ma il professor Cuza non riesce a controllare la situazione sotto il profilo politico-strategico. Il gruppo parlamentare si spacca in due tronconi, per Codreanu la scelta è durissima. La decisione è di dare un taglio netto al passato. Il 24 giugno 1927 convoca per le dieci di sera i suoi amici più fidati, non servono molte parole; tutti già sanno. Il Capitano si alza in piedi: "Oggi, San Giovanni Battista, si costituisce la Legione dell’Arcangelo Michele, sotto la mia guida. Chi verrà con noi deve avere una fede illimitata, resti lontano chi non ne ha a sufficienza o nutre dei dubbi". La Legione è quanto di più lontano da un partito inteso in senso classico, è un movimento assolutamente originale per la creazione di un nuovo individuo, in rottura con l’uomo economico, pragmatista ed egoista.

NASCITA DELLA GUARDIA DI FERRO
La "Guardia di Ferro" (in romeno "Garda de Fier") venne creata nel luglio 1927 inizialmente con la denominazione di "Legione dell'Arcangelo Michele" (in romeno "Legiunea Arhangehelului Mihail"). La denominazione "Legione di Ferro" venne assunta nel 1929. Il suo fondatore, Corneliu Zelea Codreanu, aveva allora ventotto anni. Figlio di un professore di scuola media di origine polacca, il suo vero nome era Zelinski, e di madre per metà austro-tedesca, Codreanu, alla testa di uno sparuto gruppo, in gran parte composto da studenti o ex studenti dell’Università di Iasi, si decise a questo passo dopo aver militato nella Lega di difesa nazionale cristiana, una delle principali formazioni nazionaliste che rivendicavano la “Romania ai soli romeni”. Ancor prima aveva dato vita alla “Fratellanza della Croce”, rimasta confinata in ambito universitario. Fu vedendo, disse, in una sorta di illuminazione l’immagine di San Michele che ebbe la rivelazione della sua “missione” di liberare la Romania da tutto ciò che l’affliggeva: corruzione, affarismo e oppressione economica, portate dagli ebrei e dagli altri stranieri.Il bacino di reclutamento della "Guardia di Ferro" era concentrato nelle università e nasceva dalle costole dei movimenti antisemitici tradizionali della Romania.

SITUAZIONE POLITICA ED ECONOMICA
Nella Romania degli anni Venti l’80 % della popolazione era ancora composto da contadini che conducevano una vita miserabile su terre appartenenti a grandi proprietari. Il clero, di rito ortodosso, era parte integrante dello stesso mondo contadino, custode dei suoi costumi e delle sue tradizioni. L’industria, ancora di proporzioni ridotte, era invece in buona parte controllata dai capitali stranieri.Nel Paese si era anche radicata da molti anni una forte ostilità nei confronti della popolazione di origine ebraica che costituiva l’ossatura della nascente classe media dedita agli affari e alle professioni, proveniente in parte dalla Russia, per sfuggire negli anni Ottanta del secolo precedente alle persecuzioni zariste, ma soprattutto cresciuta in territori, come la Bessarabia, la Transilvania e la Bucovina, un tempo sotto altre dominazioni (rispettivamente: ottomana, austriaca e ungherese), poi tornati nel 1919 alla Romania a seguito della prima guerra mondiale.La casa reale, dal canto suo, discendente degli Hohenzollern, garantiva sul piano politico una sorta di regime pseudo parlamentare. In questo contesto la Legione più che di un partito assunse le caratteristiche di un ordine religioso e di una formazione paramilitare, assorbendo in una combinazione inestricabile estremismo nazionalistico e misticismo. Si proclamò antiborghese, in opposizione alla scarsa borghesia esistente composta prevalentemente da ebrei. Per le stesse ragioni Codreanu dichiarò la propria avversione al capitalismo e all’industrialismo, che rischiava di accentuare la dipendenza della Romania dai gruppi stranieri e strappare i contadini alla loro terra e al loro modo di vita. Si oppose, per principio, anche al metodo democratico parlamentare, non concependo come potesse essere esercitato il potere da chi avesse ottenuto la maggioranza dei suffragi. Le idee “vere” e le idee “false” non potevano essere messe ai voti. La “verità” che doveva trionfare era il Cristianesimo e per “estirpare il male” e vincere “le forze delle tenebre”, costituite da ebrei, comunisti e borghesi, era consentito il ricorso alla violenza.


ANTISEMITISMO MISTICO
Ciò che rappresentava una novità era la tipologia di antisemitismo che la "Guardia di Ferro" esprimeva. Si trattava di quel che potremmo chiamare "antisemitismo mistico". Tale posizione derivava dalla personalità stessa di Codreanu che del movimento era oltre che il fondatore anche il capo carismatico. Codreanu riteneva in primo luogo gli Ebrei erano inassimilabili non tanto all'interno della nazione intesa come Stato, ma all'interno dello "spirito della Romania". Questo "spirito" derivava dalla caratteristica di base del pensiero di Codreanu: dividere il mondo tra Bene e Male in eterna lotta. Il "Bene" era rappresentato dalle masse contadine (pure per definizione) e dalla fede cristiana. Il "Male" consisteva nella negazione di questi valori di base: l'antiromanticismo, il materialismo comunista, la massoneria, l'ebraismo. Era l'approccio razionalista alla realtà che la "Guardia di Ferro" rigettava in toto. Ad essere considerata la forza ideatrice del razionalismo era considerato l'ebraismo negatore della fede cristiana e della terra. L'irrazionalismo antisemita della "Guardia di Ferro" è ben esemplificato ad esempio dall'episodio dello sfruttamento delle foreste della Carpazia. Negli anni Trenta i governi romeni decisero una azione di disboscamento per favore la crescita economica del territorio.Codreanu si oppose violentemente a questo progetto che vedeva come una congiura capitalista ebraica. Nell'albero che veniva abbattuto la "Guardia di Ferro" vedeva non una possibilità di crescita ma soltanto un "disprezzo per la terra romena". Alla fin fine l'ideologia della "Guardia di Ferro" si inseriva perfettamente nell'antisemitismo est europeo. Tutto il pensiero progressista fosse esso capitalismo, comunismo, socialismo o rivoluzione industriale era da considerarsi nocivo e pericoloso. Ogni movimento di idee che non appariva conforme ad un nazionalismo basato sul misticismo religioso, sulla tradizione contadina o sull'idealismo studentesco diveniva puro fenomeno giudaico.A tutto ciò va aggiunto che Codreanu era fermamente convinto di un progetto ebraico di costruzione di una "Nuova Palestina" che avrebbe dovuto estendersi sulla Moldavia, la Bessarabia e la Bucovina.Va sottolineato che i rapporti tra la "Guardia di Ferro" e il Nazionalsocialismo tedesco iniziarono assai tardi (verso il 1936) e non furono mai lineari. Questi legami tardivi e precari erano dovuti ad una serie di fattori. In primo luogo i "Guardisti" erano orgogliosamente convinti di essere stati gli anticipatori delle tendenze razziste che solo successivamente si manifestarono in Germania. In secondo luogo Codreanu era convinto che il nazismo si identificasse con il concetto di "razza" trascurando colpevolmente la religione.La "Guardia di Ferro" intuiva che il Nazismo puntava a divenire esso stesso "religione laica".

PERSECUZIONE POLITICA
L’11 gennaio 1931 un decreto ne sancisce lo scioglimento, tutte le sedi vengono perquisite, migliaia di militanti interrogati e molti trattenuti in carcere. L’accusa pretestuosa è di aver intrapreso un’azione violenta contro la forma di Governo stabilita dalla Costituzione; ma mancando qualsiasi prova concreta (documenti, armi, bombe) si contesta al Capitano di essere un "traditore" e di essersi fatto condizionare da modelli stranieri. Corneliu, come suo costume, smonterà una ad una tutte le accuse, i giudici sono costretti ad assolverlo, dopo che il Capitano ha comunque passato quasi due mesi in carcere come detenuto comune. Il governo nazional contadino cade e si indicono nuove elezioni. Il Capitano decide di candidarsi al Parlamento rumeno con la lista chiamata "Partito di Corneliu Codreanu". Sarà eletto deputato il 31 agosto 1931 con 11.176 voti. Il primo discorso di Corneliu in Parlamento resterà famoso per il suo rigore: richiesta immediata della pena di morte per tutti coloro che si sono appropriati con la frode del denaro dello Stato. Prima delle successive elezioni il nuovo governo scioglierà nuovamente la "Guardia di Ferro". Dalle urne però il Movimento vedrà più che raddoppiati i consensi. Codreanu e i suoi riescono a penetrare nelle roccaforti delle province orientali ed a stabilire nuovi centri di diffusione tra le masse contadine. "Noi e gli uomini di buon senso non abbiamo paura né del comunismo, né del bolscevismo. C’è una cosa che ci fa paura: è che gli operai di queste fabbriche non hanno a sufficienza da mangiare". Per Codreanu e i suoi compagni di partito il potere parlamentare è soltanto un "mezzo" per saziare la fame di giustizia sociale del Paese. Corneliu provvede a devolvere buona parte dell’indennità parlamentare alle casse della Legione, trattenendo per sé solo l’indispensabile. Nell’estate del 1933 la Legione dà una grande prova di amore e di stile nell’affrontare le emergenze della nazione. Ciclicamente a Visani, il fiume Buzau, ingrossatosi per le piogge continue, straripa con conseguenze disastrose. Ogni volta lo stesso copione: il governo assicura il proprio interessamento, testimonia tutta la solidarietà e non fa nulla di serio. Il Capitano decide di sostituirsi alle carenze dei politici e di costruire sul fiume una gigantesca diga, lunga due chilometri, capace di imbrigliare il fiume. Il 10 luglio tutto è pronto, si tratta di un campo volontario di lavoro: l’entusiasmo è alle stelle. Ancora una volta il governo è contrario, gli ordini sono tassativi: la Polizia deve intervenire, molti studenti resteranno feriti gravemente. I Legionari in questa occasione attuano una "resistenza passiva": si sdraiano nel fango alto due palmi cantando "Dio è con noi".

L’ASSASSINIO DI UN CAPITANO
Nel 1937 il re Carol II sciolse la "Guardia di Ferro" costringendola ad agire in clandestinità. Temendo che i nazisti potessero rovesciarlo a favore di Codreanu, Carol lo fece arrestare e successivamente uccidere. Codreanu si schierò apertamente a partire dal 1937 per un’alleanza con Hitler. “Io sono contro le democrazie occidentali” – dichiarò – “Quarantotto ore dopo la vittoria della Legione, la Romania sarà strettamente alleata a Roma e a Berlino”. Secondo alcuni storici nello stesso periodo affluirono nelle casse del movimento anche finanziamenti tedeschi. Solo un anno prima la Legione aveva inviato in Spagna alcuni suoi volontari per combattere nella “Crociata” di Franco. Ma fu dopo le elezioni alla fine del 1937 che la situazione precipitò. Il movimento fu sciolto di nuovo dopo aver inaspettatamente raggiunto il 16% dei voti, presentandosi con il nome di copertura di “Tutto per la Patria” e divenendo il terzo partito del Paese. Il re Carol II che dal 1930 aveva assunto la reggenza, effettuò infatti il 30 marzo del 1938 un colpo di Stato, proclamando la dittatura regia. Il partito da lui appoggiato era stato sconfitto, non essendo riuscito a raggiungere quel 40% dei voti che gli avrebbe assicurato per legge, come in passato, una schiacciante maggioranza parlamentare. Codreanu fu arrestato con centinaia dei suoi uomini. Accusato di attività terroristica, tentata insurrezione e attività spionistica a favore di una potenza straniera. Una settimana più tardi, il 30 novembre del 1938, un comunicato ufficiale informava che Codreanu era stato abbattuto “mentre tentava di fuggire” insieme ad altri tredici dirigenti del movimento. In realtà furono strangolati e poi crivellati di colpi. I loro cadaveri furono gettati in una fossa comune vicino Bucarest. Migliaia di altri legionari furono di lì a poco spietatamente eliminati.Di fatto la "Guardia di Ferro" esisteva in un rapporto simbiotico con Codreanu. Morto il "Capitano" la "Guardia di Ferro" non trovò in Horia Sima un sostituto altrettanto carismatico. Nel 1940, a seguito del rovesciamento di re Carol, la Horia Sima andò al governo insieme al nuovo dittatore Antonescu. Sima non fu in grado di trasformare il movimento in un partito di governo. La "Guardia di Ferro" si abbandonò ai massacri di oppositori politici, alla persecuzione aperta e violenta degli ebrei. L'irrazionalismo mistico non riuscì a trovare alcuno sbocco politico. Nel gennaio 1941 Sima tentò di rovesciare Antonescu in un goffo tentativo di colpo di Stato. Represso nel sangue il "golpe", fuggiti in esilio i capi, la "Guardia di Ferro" si sbandò terminando di rappresentare una forza politica nel panorama ideologico romeno.


L’ORGANIZZAZIONE
L’organizzazione si sviluppò attraverso una rete di piccoli gruppi, chiamati “nidi”, “cuib” in rumeno. Erano sufficienti tre elementi per costituirne uno. Le riunioni avvenivano di preferenza sui sagrati delle chiese con la partecipazione di un prete e secondo rituali che comprendevano canti corali, preghiere, marce in costume e processioni. Nelle manifestazioni non di rado gli aderenti alla Guardia di Ferro sfilavano in formazione riproducendo delle grandi croci viventi. Venne adottato il saluto romano e come divisa fu scelta la camicia verde, al pari di altri movimenti fascisti europei, come le Croci frecciate ungheresi, quello fiammingo e le strutture paramilitari del partito salarazista in Portogallo.Si registrarono anche adesioni significative sul piano intellettuale, tra le altre quelle di Emil Cioran, ritratto in alcune foto in divisa a fianco di Codreanu, e di Mircea Eliade, che fu anche eletto dalla Legione deputato in Parlamento. La Legione e la Guardia di Ferro coltivarono ossessivamente un mistica della morte. Non vi era un solo canto in cui non la si esaltasse. Fu addirittura creata una “Squadra della morte”, comprendente uomini che volontariamente si erano offerti di morire per Codreanu, il capo indiscusso, chiamato il “Capitano” nel gergo interno della Legione. E se nelle elezioni del giugno del 1931 la Legione non andò oltre il 2% dei voti, circa 30 mila, lì raddoppiò solo un anno dopo, riuscendo a entrare con cinque deputati in Parlamento. Nel 1933 le si impedì invece di partecipare alle elezioni. Fu ripetutamente sciolta. Ma si ricostituì sempre con altre denominazioni.

A cura di Danilo Jesus Giglio

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