
LE GUERRE DELLA VANDEA
SITUAZIONE POLITICA INTERNA
Le guerre di Vandea furono una serie di conflitti civili scoppiati al tempo della Rivoluzione francese, che videro la popolazione della Vandea e di altri dipartimenti vicini insorgere contro il governo rivoluzionario.
Nel novembre 1789, l'Assemblea Nazionale Costituente confiscò i beni ecclesiastici, trasformandoli in beni nazionali, per garantire l'emissione di assegnati. Questa decisione privò il clero dei mezzi finanziari che gli avevano permesso di adempiere ai suoi tradizionali compiti d'assistenza alla popolazione povera. Prima della rivoluzione, infatti, questi beni erano gestiti dal clero che li metteva a disposizione delle comunità contadine o in generale dei cittadini meno abbienti, vendendoli questi passarono a privati che li utilizzarono per scopi personali. Il 12 luglio 1790, l'Assemblea approvò la Costituzione civile del clero. Le diocesi vennero ridotte da 130 a 83, facendole coincidere con i dipartimenti, parroci e vescovi divennero a tutti gli effetti funzionari pubblici stipendiati dallo stato e, in quanto tali, tenuti a prestare giuramento alla costituzione. Il decreto d'attuazione, approvato il 27 novembre e firmato dal Re il 26 dicembre 1790, diede agli ecclesiastici che esercitavano funzioni pubbliche due mesi di tempo per giurare fedeltà alla costituzione. La Costituzione civile del clero e il giuramento furono rifiutati da molti ecclesiastici, detti per questo "refrattari", che vi vedevano una deviazione dalla fede cattolica. Un terzo dei membri ecclesiastici dell'Assemblea Costituente, accettò di prestare giuramento nel gennaio 1791. In tutto il paese giurarono solo sette vescovi e circa la metà dei parroci francesi. Il 10 marzo 1791 papa Pio VI si pronunciò contro la costituzione civile con l'enciclica Quod aliquandum e il mese successivo, con l'enciclica Charitas quae, sospese a divinis tutti i sacerdoti e vescovi "costituzionali" (ossia coloro che avevano giurato fedeltà alla costituzione) e tutti quei vescovi consacrati dagli stessi. Dato che i contadini continuarono a seguire il clero "refrattario", si creò una profonda spaccatura tra "refrattari" e "costituzionali". Si sviluppò anche un notevole malcontento tra i contadini, che non vedevano tangibili miglioramenti della loro situazione a seguito degli eventi rivoluzionari. Nelle campagne dell'Ovest, il clero si era in grande maggioranza schierato su posizioni refrattarie.L'applicazione pratica della Costituzione civile del clero (nel luglio 1791) provocò una moltitudine di atti di resistenza tra la popolazione, che spesso ricorse alla violenza fisica. Nel gennaio 1791 a Saint-Christophe-du-Ligneron (a sud di Nantes, vicino a Machecoul), nei disordini intervenne la guardia nazionale, provocando i primi morti in Vandea, anche se la situazione non degenerò ancora completamente. In questo contesto, l'Assemblea legislativa approvò, nel novembre 1791 e il 27 maggio 1792, due decreti repressivi nei confronti dei preti refrattari. Nel primo si proibì l'esercizio del proprio ministero, nel secondo venne prevista la deportazione dalla Francia di qualsiasi sacerdote refrattario, purché fosse supportata dalla domanda di almeno venti cittadini. Obbligati a nascondersi per evitare la deportazione nella Guyana francese, molti preti refrattari celebrarono Messe clandestine, protetti dalla popolazione. Nonostante questi provvedimenti, il clero costituzionale non riuscì ad imporsi nell'Ovest, complessivamente il 75% degli ecclesiastici della regione rifiutò il giuramento. La rivoluzione francese aveva già giustiziato il Re e molti mobili, ma tra il 2 e il 6 settembre 1792, a Parigi vennero giustiziati più di mille detenuti, in quanto presunti sostenitori del re, con lo scopo di scoraggiare quei tentativi di insurrezione, che in Vandea si verificano già da un mese. Nei massacri di settembre moriranno anche 3 vescovi, 127 preti diocesani, 55 religiosi e 5 laici, che verranno proclamati beati martiri da Pio IX nel 1926.Dopo questi avvenimenti, i vandeani cominciarono a diffidare dell'Assemblea Costituente. Invieranno a Parigi diversi "cahiers de doléances" ( lettere di protesta ) che non verranno presi in considerazione. Nei "cahiers" emergeva un attacco alla società dell'epoca e un certo attaccamento a re Luigi XVI, da poco deposto. Oltre a questo venivano aggiunti altri argomenti riguardanti problemi locali e altri argomenti di ordine generale come la garanzia della libertà individuale, l'aumento delle scuole nelle campagne, l'accesso dei cittadini a tutti gli impieghi.
CAUSE DELLA GUERRA
In politica estera, nell'aprile del 1792, la Francia dichiarò guerra all'Ungheria e alla Boemia, che in quel periodo facevano parte dell'Impero austriaco, e prima della primavera del 1793 entrò in guerra anche con la Prussia, la Gran Bretagna e l'Olanda. L'esercito francese, ancora disorganizzato, subì diverse sconfitte e si temette per un'invasione. La Convenzione Nazionale fu quindi costretta a emanare una legge che prevedeva la leva obbligatoria per 300.000 uomini per la fine del febbraio 1793. Questo provvedimento causò l'insurrezione nella cosiddetta Vendée Militaire (Vandea Militare), quel territorio cioè di circa 10.000 km², di cui facevano parte il dipartimento della Vandea e altri dipartimenti confinanti del Nord-Ovest della Francia (Maine-et-Loire, Deux-Sèvres e Loira atlantica).Già nell'agosto 1792 fu occupata Châtillon-sur-Sévre, ma passeranno alcuni mesi prima dell'inizio della guerra vera e propria e della creazione dell'Esercito cattolico e reale, avvenuta ufficialmente nell'aprile 1793.Oltre alla "Vandea Militare", anche in altri dipartimenti francesi si ebbero insurrezioni, ma di fatto esse sfociarono al massimo in schermaglie non certo paragonabili all'insurrezione vandeana. Il successo della guerre di Vandea fu dovuto al fatto che a insorgere fu il popolo, che sceglieva i propri comandanti tra gli stessi contadini (come nel caso di Jacques Cathelineau), come pure tra la nobiltà esiliata, a volte costringendoli con la forza.
LA CREAZIONE DELL’ESERCITO
L'esercito vandeano arrivò a contare più di 35.000 uomini.Il 4 aprile tutti i capi vandeani si riunirono a Chemillé dove decisero di organizzare i loro eserciti, formando così l'Esercito cattolico e reale, aumentando notevolmente il numero di uomini al loro seguito.I capi vandeani continuarono a comandare le truppe, consultandosi tra loro quando necessario, ma solo dopo il maggio 1793 preferirono eleggere un generale con poteri su tutta l'armata. A volte i capi vandeani litigavano sulla tattica militare da seguire e questo causò loro molte perdite sia in fatto di uomini sia dal punto di vista strategico. Per ovviare al problema, elessero quindi un comandante in capo, che chiamarono "generalissimo", con il compito di tenere uniti tutti gli eserciti con i loro rispettivi comandanti, anche se per progettare le future azioni dell'armata vandeana continuarono a riunirsi in consiglio. Come primo generalissimo dell'Esercito cattolico e reale fu scelto Cathelineau, che era tra i pochi a non provenire da una famiglia nobile, era l'unico a non essere stato addestrato all'arte militare e non aveva combattuto altre guerra prima di allora. Tuttavia, era stato il primo a guidare l'insurrezione e per questo ebbe per primo tale grado.Stemma dell'armata vandeana è un cuore rosso con posta sopra una croce dello stesso colore. Il motto recitava: Dieu le Roi, in francese "Dio [è] il Re".
ORGANIZZAZIONE
L'esercito insorto è poco centralizzato, mal equipaggiato (tre uomini su quattro non avevano fucili prima dell'attacco di Chalonnes e la maggior parte delle armi e munizioni era sottratta ai soldati repubblicani morti) e in parte non permanente: alcuni contadini infatti tornavano nelle loro terre appena potevano dopo i combattimenti. La popolazione insorta era divisa in tre gruppi: i primi due erano costituiti dagli uomini abili al combattimento (dai 13 anni in su), il terzo invece era costituito dai "non combattenti" cioè vecchi, donne e bambini (sotto i 13 anni). Il primo gruppo si occupava della difesa del territorio e la protezione dei non combattenti, in caso di attacco repubblicano, infatti, faceva disperdere la popolazione nelle campagne e copriva la loro "ritirata", preparando per rallentare l'avanzata repubblicana trappole come carri rotti, alberi abbattuti e simili, e si muoveva sfruttando le protezioni naturali offerte dalla Loira e dai boschi vicini. Il secondo gruppo invece era l'esercito vero e proprio che si spostava negli altri comuni per conquistarli o per aiutare quelle città già insorte a sconfiggere la Guardia Nazionale o l'esercito repubblicano, qualora fosse intervenuto. Infine il terzo gruppo, cioè i non combattenti, badava al bestiame e coltivava la terra e, in caso di necessità, prendeva le armi per difendersi.Tuttavia, nonostante sia un'armata popolare, erano presenti anche soldati di professione: i disertori dell'esercito repubblicano che apportano la loro esperienza; i soldati in congedo che combatterono per l'esercito del re prima della rivoluzione e ancora in grado di imbracciare un fucile; e gli ufficiali appartenenti alla nobiltà francese che addestrarono le truppe vandeane. Le file vandeane erano ben inquadrate e riuscirono a creare diversi corpi d'armata. Quando, infatti, ottennero un buon numero di fucili, crearono diverse unità di fucilieri a piedi e a cavallo che avanzavano in testa al gruppo, venne anche formato un piccolo corpo di cavalleria d'élite, composto dai alcuni borghesi che si erano equipaggiati a loro spese. Dopo la cattura di cannoni repubblicani lasciati sul campo di battaglia, furono creati anche alcuni corpi di artiglieria. Dopo la riunione di Chemillé si erano organizzati in tre eserciti: l'esercito di Anjou, a est del fiume Sèvre nantaise composto da 40.000 uomini; l'esercito del centro, nel cuore della Vandea, composto da 10.000 uomini; l'esercito della Marais Breton, situato tra la Sèvre Nantaise e l'Oceano Atlantico, composto da 15.000 uomini.Si definì anche la gerarchia militare, oltre al "generalissimo" c'erano un comandante in seconda, i generali, i comandanti di divisione, i sottocapi di divisione e i maggiori generali; oltre a questi vennero assegnati altri ruoli specifici a cui non corrispondeva un grado militare: c'erano un governatore dei paesi conquistati, un tesoriere, uno che si occupava delle comunicazioni con la popolazione, uno che coordinava gli attacchi, uno che si occupava degli approvvigionamenti, un comandante di cavalleria, artiglieria pesante e di artiglieria leggera etc.Si organizzarono anche dal punto di vista sanitario, portando in battaglia dei medici per curare i feriti sul posto, mentre i più gravi venivano portati a Saint-Laurent-sur-Sèvre per essere curati in un ospedale che faceva parte di un convento: vi venivano curati sia i feriti vandeani sia quelli repubblicani. L'armata "popolare" trovava un sostegno, tanto a livello logistico quanto militare. Famosi erano ad esempio i "mulini della Vandea" la cui posizione delle pale serviva a prevenire i movimenti delle truppe repubblicane: se le pale erano a forma di croce decussata significava "tutto tranquillo"; se le pale erano perpendicolari all'asse del mulino, significava "prepararsi a combattere"; se una pala si trovava sul lato sinistro della porta, significava "pericolo imminente"; se era sul lato destro, significava "scampato pericolo". L'esercito repubblicano dopo diverso tempo riuscì a scoprire questo "codice" e da allora prese a distruggere qualunque mulino a vento venisse avvistato. La strategia dei combattimenti si basava prevalentemente su brevi schermaglie: tattica che si rivelava molto vantaggiosa per via del cosiddetto Bocage, una zona ricca di piccoli boschi, terreni coltivati, paludi e altre barriere naturali. Era quindi un particolare terreno accidentato che facilitava le imboscate ed impediva i movimenti delle grandi unità dell'esercito repubblicano, ma non per questo mancarono gli scontri su campo aperto.
LA PRIMA GUERRA DI VANDEA
La prima guerra di Vandea e la seconda guerra di Vandea solitamente vengono accorpate in un unico periodo che va dal 1793 al 1796. L'insurrezione ebbe inizio nel marzo 1793, quando la Convenzione Nazionale ordinò la leva obbligatoria per 300.000 uomini da inviare al fronte e proseguì per i successivi tre anni, con brevi tregue durante le feste come il Natale e la Pasqua. Il periodo più acuto degli scontri, in cui spesso gli insorti ebbero ragione delle truppe repubblicane, terminò con la vittoria di queste ultime nella battaglia di Savenay. La repressione compiuta tra l'estate del 1793 e la primavera del 1794 - ad opera delle truppe repubblicane regolari e da reparti di volontari - fu particolarmente feroce e costituirebbe, a giudizio di alcuni storici, il primo genocidio della storia contemporanea. Peraltro, gruppi armati vandeani continuarono a combattere e una tregua vera e propria si ebbe solo nella primavera del 1795, con la pace di La Jaunaye. Questa prima guerra fu la più importante per numero di operazioni militari ed è quella a cui comunemente ci si riferisce trattando dell'insurrezione vandeana. Nondimeno, lo stato insurrezionale rimase endemico nella regione e la rivolta si riaccese più volte negli anni seguenti, soprattutto nei momenti di crisi dei governi repubblicani e napoleonici. Infine il 7 novembre 1793 fu decretato il cambio di nome del dipartimento, sostituendo "Vendée" con "Vengé" ("vendicato"): con questo termine volevano indicare che i repubblicani avevano "vendicato" il dipartimento, riconquistandoli dai "banditi" ora sconfitti.
LA FINE DELLA PRIMA GUERRA DELLA VANDEA
La Convenzione Nazionale prese atto degli errori commessi e decise di cambiare strategia, visto che la popolazione stessa cominciava a lamentarsi dell'operato dei generali repubblicani in Vandea, tanto che spesso aiutava a nascondere i vandeani o adottava i bambini rimasti orfani. Così il 17 maggio 1794 mise agli arresti diversi generali tra cui Turreau e Grignon, e il commissario Carrier, personaggi che erano stati fino a quel momento protagonisti nelle guerre contro l’Esercito cattolico, ma soprattutto erano gli artefici di numerosi massacri nelle campagne sulla popolazione civile. «Da due anni le vostre contrade sono in preda agli orrori della guerra. Quei climi fertili, che la natura sembrava aver destinato a essere la dimora della pace, sono diventati luoghi di proscrizione e carneficina. Il coraggio dei figli della patria si è rivolto contro di essa, la fiamma ha divorato le vostre abitazioni e la terra, coperta di rovine e di cipressi, rifiuta ai sopravvissuti i frutti di cui è prodiga». Dopo questo discorso seguì tutta una serie di provvedimenti per porre fine alla rivolta con l'uso della diplomazia e non della violenza. La Convenzione incaricò Lazare Hoche di negoziare la pace con i capi vandeani e qualche giorno dopo disse: «Considerato che il sangue francese scorre ormai da troppo tempo nei dipartimenti dell'ovest; bisogna che scorra il sangue repubblicano e si annienti una popolazione di almeno seicentomila individui: che il regno di Robespierre, di Carrier e dei loro complici è finito, che la giustizia è all'ordine del giorno. [...] che gli incendi, lo stupro, il saccheggio e le altre atrocità commesse in Vandea hanno inasprito lo spirito dei suoi abitanti indotti all'errore; che comincia a rinascervi la fiducia e che questo sentimento, che si ispira ma non si comanda, può diffondersi solo con principi di giustizia e mitezza [...]».I primi provvedimenti che vennero presi, compresero un'amnistia generale per tutti i vandeani ancora nelle carceri e il parziale ritiro delle truppe repubblicane dalla Vandea, che in precedenza erano state sostituite da truppe regolari. Queste infatti, a differenza dei volontari che componevano le colonne infernali, si limitarono al controllo dell'ordine pubblico. L'accordo di pace si raggiunse il 17 febbraio 1795, con il trattato di La Jaunaye firmato da Charette e Sapinaud e successivamente da Stofflet, con il quale si garantiva la libertà di culto (abolendo anche se non ufficialmente la Costituzione civile del clero), si rimborsavano i vandeani che avevano subito espropri o danni alle proprie proprietà e si riorganizzavano le città con nuovi rappresentanti del popolo e venne data la possibilità ai vandeani di arruolarsi nell'esercito o nella Guardia Nazionale che tornava a dipendere dalle autorità locali.
SECONDA GUERRA DELLA VANDEA
La pace durò pochi mesi, i repubblicani infatti non rispettarono i termini del trattato, cosa che ovviamente non fece altro che inasprire gli animi dei vandeani, che per la seconda volta vennero delusi da quella Francia che dopo aver ascoltato le loro richieste, sembrava volesse rappacificarsi definitivamente ponendo fine all'insurrezione. Dopo il 17 febbraio infatti scoppieranno tutta una serie di scaramucce molto spesso senza un valido motivo: il 2 marzo una colonna repubblicana accerchiò una chiesa a La Gaubretière e dopo alcune ore di combattimento uccideranno le 52 persone che si trovavano al suo interno; il 9 aprile Caffin assediò una chiesa a Chanzeaux e dopo una sparatoria diede fuoco all'edificio nel quale moriranno 10 persone e i 19 sopravvissuti verranno arrestati. In risposta i vandeani non fecero altro che aumentare il clima di tensione uccidendo rappresentanti locali e ufficiali dell'esercito. Il 24 giugno 1795 iniziò la seconda guerra di Vandea, che terminerà l'anno successivo. Ci furono tre-quattro battaglie importante, ma in totale si registrarono solo rappresaglie dell’esercito repubblicano nella popolazione civile, e attacchi alle truppe repubblicane da parte dell’esercito della Vandea.
LA FINE DELLA SECONDA GUERRA DELLA VANDEA
Dal luglio al dicembre 1795 non ci furono altri combattimenti importanti se non qualche schermaglia ormai, nonostante i futuri sovrani contribuirono inviando truppe a Charette e Stofflet, la seconda guerra di Vandea volgeva al termine. Il 22 febbraio 1796, alcuni capi vandeani si riunirono a Saugrenière (vicino a La Poitevinière) per organizzare i loro eserciti, ma nella notte la riunione fu interrotta dai repubblicani che attaccarono a sorpresa la città. La mattina del giorno successivo faranno molti prigionieri tra cui lo stesso Stofflet. Dopo l'arresto venne condotto ad Angers, dove venne giudicato con un processo veloce e condannato a morte, la sua sentenza verrà effettuata lo stesso 23 febbraio. Un mese dopo, il 23 marzo, il generale Travot con al seguito circa 80 uomini, trovò Charette con una trentina di fedelissimi nei boschi di La Chabotterie (comune di Saint-Sulpice-le-Verdon), il generale vandeano, dopo essere rimasto leggermente ferito, venne arrestato e condotto a Nantes per essere giudicato. Verrà condannato a morte e fucilato il 29 marzo 1796. Il 15 luglio 1796 il Direttorio annunciò ufficialmente che: «le insurrezioni dell'Ovest sono terminate».
LA TERZA GUERRA DELLA VANDEA
La terza guerra di Vandea durò solo tre mesi, dal 26 ottobre al 17 dicembre 1799, terminando con l'armistizio di Pouancé: a causa dell'instabile situazione politica, la Francia non avrebbe potuto sostenere una nuova guerra civile e per questo motivo il nuovo governo francese preferì acconsentire alle richieste degli insorti, in modo da evitare il ritorno della monarchia, che in quel momento sembrava imminente. Il colpo di stato del 18 fruttidoro annullò i risultati delle elezioni in 49 dipartimenti (in particolare nell'Ovest), in questo modo ripresero le persecuzioni nei confronti dei contro-rivoluzionari. Con le elezioni, infatti, si sperava in una vittoria dei sostenitori del re, che una volta al potere avrebbero facilitato il ritorno alla monarchia, ma ciò non avvenne e la "Vandea Militare" insorse per la terza volta.Questa volta l'insurrezione si allargò anche all'intera Normandia fino addirittura all'Eure-et-Loir, questo periodo ha probabilmente risentito dell'assenza di Napoleone, in quel momento impegnato nella Campagna d'Egitto, e il colpo di stato non fece altro che aumentare il desiderio di tornare alla monarchia, anche in quei dipartimenti orientali che, da sempre, avevano sostenuto la rivoluzione.La guerra vera e propria scoppierà nel 1799, quando il futuro Luigi XVIII comincerà a mandare ai chouan armi e munizioni dalla Gran Bretagna, cominceranno quindi a combattere nel settembre del 1799 conquistando diverse città tra cui Nantes, Le Mans, Saint-Brieuc, Redon e Roche-Bernard.
LA FINE DELLA TERZA GUERRA DELLA VANDEA
L'insurrezione finirà poi il 12 dicembre 1799, con un trattato di pace stipulato a Pouancé, Napoleone era infatti tornato dall'Egitto e con un colpo di stato tornò al potere, questa volta però comprese che gli insorti avrebbero continuato a combattere se non si fossero ascoltate le loro richieste. Per questo motivo a Pouancé, con l'intento di allontanare il pericolo di una nuova guerra civile, fece delle promesse simili a quelle del trattato di La Jaunaye, con la differenza che questa volta fece rispettare i termini stabiliti dal trattato: consentì la libertà religiosa e promise di non perseguitare i sacerdoti refrattari, inoltre sospese il servizio militare a patto di porre fine all'insurrezione, ma di contro avrebbe giustiziato chi non l'avesse fatto.La maggior parte dei capi vandeani e chouan accettarono gli accordi di Pouancé. In seguito attuerà altri provvedimenti a vantaggio degli abitanti della "Vandea Militare": il 28 dicembre 1799 assegnerà dei consoli della repubblica ai dipartimenti dell'Ovest; nel 1801 verrà stipulato il Concordato tra la Napoleone e papa Pio VII con il quale si riconosceva il cattolicesimo come maggiore religione dello stato e si ripristinavano i diritti che erano stati tolti con la Costituzione civile del clero; nello stesso 1801 corrisponderà anche un indennizzo per il patrimonio immobiliare della Vandea e nel 1811 lo estenderà anche alla Loira atlantica e alle Deux-Sèvres.
PERIODO NAPOLEONICO
Dopo la terza guerra di Vandea, la situazione politica francese era cambiata: Napoleone Bonaparte il 9 novembre 1799 mise fine al Direttorio e con esso chiuse la fase della Rivoluzione francese. Durante il consolato, si cercò di ristabilire la pace sia all'interno del paese che all'esterno: si pose fine alla terza guerra di Vandea acconsentendo alle richieste dei vandeani; si riallacciarono i rapporti con lo Stato pontificio, con il Concordato del 1801 e per facilitare l'accordo, Napoleone inviò come rappresentante francese, insieme ai consoli, anche il sacerdote, ex-capo vandeano, Étienne-Alexandre Bernier (detto abbé Bernier). Con l'impero riprese la sua politica di espansione occupando gran parte dell'Europa e affidando alcuni regni a suoi parenti, ma a causa delle sconfitte militari subite e di problemi interni che indebolirono il suo potere, venne sconfitto dalla Sesta coalizione e mandato in esilio. Così il 6 aprile 1814 Luigi XVIII tornò sul trono e restaurò la monarchia. Napoleone tornerà dal suo esilio e prenderà il potere per i cosiddetti "Cento Giorni" il 20 marzo 1815, i vandeani riorganizzarono l'Esercito cattolico e reale e insorsero per la quarta volta.
LA QUARTA GUERRA DELLA VANDEA
La quarta guerra di Vandea iniziò nel marzo 1813, dopo la ritirata di Napoleone dalla Russia (1812) ed ebbe una pausa quando, a seguito della sconfitta dell'Imperatore a Lipsia (ottobre 1813), Luigi XVIII salì al trono, nell'aprile 1814. Dopo il ritorno al potere di Napoleone con i Cento Giorni la guerra riprese il 15 maggio 1815 e terminò il mese successivo quando, a seguito della battaglia di Waterloo, Luigi XVIII ritornò sul trono di Francia nel giugno 1815. Il Sovrano, in segno di riconoscenza, conferì il grado di generale dei granatieri reali (un corpo militare addetto alla protezione del re) al generalissimo dell'armata vandeana Louis de La Rochejaquelein e lo stesso fece con il suo successore Charles Sapinaud, che divenne generale e venne insignito del titolo di duca.
LA VENDEA MONARCHICA?
Non si può definire il movimento della Vandea un movimento monarchico; infatti anche se la maggior parte dei vandeani appoggiassero il re e fossero molto legati alla monarchia, non tutti i monarchici francesi appoggiarono l'insurrezione e molti di quelli che avevano servito sotto il re, passarono al servizio della repubblica. Inoltre i vandeani iniziarono la rivolta solo dopo che il governo attuò misure repressive per il clero e aumentò le tasse per poter sostenere le spese militari causate dall'aggressiva politica estera attuata in quegli anni e ricostruire la Francia, ancora provata dalla rivoluzione e dalle guerre. Il ripristino della monarchia rappresentava così per i controrivoluzionari vandeani una soluzione per porre fine alla rivoluzione.
BILANCIO DELLE VITTIME
La valutazione esatta delle vittime della guerra di Vandea è sempre stata piuttosto complicata e non si è mai potuta stabilire con certezza. All'epoca, da quello che emerse dalle parole degli storiografi del tempo o dagli stessi protagonisti della guerra, spesso si tentò di fornire un bilancio, ma sempre in modo piuttosto approssimativo.Nel 1796, il generale Lazare Hoche, considerando tutto il Nord-Ovest ha stimato il numero di morti a 380.000 includendo anche la popolazione non belligerante.Secondo l'analisi statistica di Donald Greer del 1935, su 35-40.000 persone giustiziate in tutta la Francia durante il periodo del terrore (di cui 16.594 condannati a morte dai tribunali rivoluzionari), il 75% è costituito da ribelli presi con le armi in mano, di questi, il 52% venivano dall'Ovest (quindi vandeani e chouan), il 19% dal Sud-Est ed il 16% da Parigi. Questa stima, considerata come riferimento, è stata ripresa da tutti gli storici successivi. Queste cifre comprendono però solo le esecuzioni e non tengono conto delle morti legate alla guerra civile, direttamente (battaglie, massacri) o indirettamente (epidemie, malnutrizione).Nel 1986, Reynald Secher ha analizzato gli archivi parrocchiali e quelli di stato di 700 comuni dei quattro dipartimenti della "Vandea Militare": nel periodo compreso tra il 1780 e il 1789 e quello compreso tra il 1802 e il 1811, considerando la crescita demografica, ha preso il numero di abitanti della regione prima e dopo la guerra di Vandea e sottraendo la popolazione totale degli anni del 1800 con quella degli anni del 1780 risultò la mancanza di 117.257 persone su un totale di 815.029, cioè il 14,38% della popolazione e dal punto di vista immobiliare ha stimato la distruzione di 10.309 edifici su un totale di 53.273, cioè il 20% degli immobili registrati. Nel 2007, Jacques Hussenet, tenendo conto dei lavori precedenti, fornisce un suo bilancio di 170.000 morti.
IL PRIMO GENOCIDIO DELLA STORIA
La tesi del genocidio, così come il termine stesso, risale al XX secolo, tuttavia, nonostante questo concetto fosse piuttosto estraneo alla mentalità dell'epoca, nel 1794 un cronista del tempo, François-Noël Babeuf, detto "Gracchus", pubblicò un libro dal titolo: "Du système de dépopulation ou La vie et les crimes de Carrier" (in italiano, "Il sistema di spopolamento e i crimini di Carrier), nel quale riporta alcune vicende della guerra e gli atti dell'intero processo di Carrier. Nel libro conia un neologismo, che oggi si potrebbe considerare un sinonimo di genocidio, ovvero "populicidio". La differenza con il termine "genocidio", coniato da Lemkin nel 1944, sta solamente nell'etimologia: in quando "genocidio" deriva dal greco "ghénos" (razza, stirpe) e dal latino "cædo" (uccidere), mentre "populicidio" deriva del latino "populus" (popolo).Succesivamente Reynald Secher riprese gli studi sul genocidio avvenito in Vandea. Il libro di Babeuf sta alla base della tesi del genocidio: nonostante la Convenzione avesse ordinato di distruggere tutte le copie del libro, Secher ne trovò una delle otto ancora esistenti nell'ex-Urss (dove i libri di Babeuf erano abbastanza diffusi, perché è considerato il "padre del comunismo"). Dopo la pubblicazione della sua tesi, Secher decise di ripubblicare anche il libro di Babeuf, che riteneva una delle fonti più importanti del suo lavoro. Il "genocidio vandeano" sarebbe quindi avvenuto nel periodo che va dal novembre 1793 all'aprile 1794, durante il quale non ci furono scontri militari in quanto l'armata vandeana era stata sconfitta in seguito al Virée de Galerne. Le vittime della repressione non furono soltanto gli insorti superstiti, ma anche e principalmente i civili che abitavano nella "Vandea Militare". La Convenzione aveva infatti esplicitamente stabilito, in diversi provvedimenti e decreti, di sterminare gli abitanti della Vandea indipendentemente dalla loro partecipazione all'insurrezione, non distinguendo quindi tra combattenti e civili, tra cui donne e bambini e nemmeno tra controrivoluzionari e rivoluzionari.La tesi di Secher fece molto discutere sia all'interno dell'università sia fuori, soprattutto perché venne pubblicata alla vigilia del bicentenario della Rivoluzione francese. Secher affermò di aver incontrato difficoltà ed ostruzioni anche durante la redazione della tesi (gli venne ad esempio negato l'accesso ad alcuni documenti e archivi statali). Una settimana prima della discussione della tesi poi, uno dei componenti la commissione di esame, Pierre Chaunu, diffuse ai giornali la notizia secondo cui un dottorando era riuscito a dimostrare scientificamente che in Vandea si era compiuto un genocidio. Secher in quella stessa settimana subì un'effrazione nel suo appartamento di Rennes, nel corso della quale gli vennero sottratte tutte le copie della tesi (tranne gli originali che aveva già depositato all'università). Un funzionario del ministero dell'educazione gli chiese di non discutere la tesi che altrimenti avrebbe infangato la storia della Francia. La conseguenza di ciò, fu che Secher venne sollevato dall'insegnamento pubblico, nelle scuole superiori e nelle università e gli venne impedito di presentarsi in altri concorsi pubblici. Rimase quindi disoccupato per quasi due anni, prima di venire assunto da alcune scuole private.
UN SIMBOLO
Il termine «Vandea», grazie alla storiografia filo-rivoluzionaria, è divenuto sinonimo di rivolta reazionaria e di resistenza contro l’affermarsi del progresso, che hanno come protagoniste popolazioni contadine ignoranti, sobillate da clero e nobili, che utilizzano il fanatismo religioso per scopi in realtà riconducibili ai loro interessi e privilegi di classe. Questa interpretazione non ha potuto essere adeguatamente controbilanciata dalla storiografia filo-vandeana, perché, a tutt’oggi, gli storici di parte rivoluzionaria hanno praticato l’occultamento dei fatti e imposto la damnatio memoriae nei confronti dei protagonisti, quindi anche dei valori che stanno all’origine della rivolta vandeana.
A cura di Danilo Jesus Giglio
Non si può definire il movimento della Vandea un movimento monarchico; infatti anche se la maggior parte dei vandeani appoggiassero il re e fossero molto legati alla monarchia, non tutti i monarchici francesi appoggiarono l'insurrezione e molti di quelli che avevano servito sotto il re, passarono al servizio della repubblica. Inoltre i vandeani iniziarono la rivolta solo dopo che il governo attuò misure repressive per il clero e aumentò le tasse per poter sostenere le spese militari causate dall'aggressiva politica estera attuata in quegli anni e ricostruire la Francia, ancora provata dalla rivoluzione e dalle guerre. Il ripristino della monarchia rappresentava così per i controrivoluzionari vandeani una soluzione per porre fine alla rivoluzione.
BILANCIO DELLE VITTIME
La valutazione esatta delle vittime della guerra di Vandea è sempre stata piuttosto complicata e non si è mai potuta stabilire con certezza. All'epoca, da quello che emerse dalle parole degli storiografi del tempo o dagli stessi protagonisti della guerra, spesso si tentò di fornire un bilancio, ma sempre in modo piuttosto approssimativo.Nel 1796, il generale Lazare Hoche, considerando tutto il Nord-Ovest ha stimato il numero di morti a 380.000 includendo anche la popolazione non belligerante.Secondo l'analisi statistica di Donald Greer del 1935, su 35-40.000 persone giustiziate in tutta la Francia durante il periodo del terrore (di cui 16.594 condannati a morte dai tribunali rivoluzionari), il 75% è costituito da ribelli presi con le armi in mano, di questi, il 52% venivano dall'Ovest (quindi vandeani e chouan), il 19% dal Sud-Est ed il 16% da Parigi. Questa stima, considerata come riferimento, è stata ripresa da tutti gli storici successivi. Queste cifre comprendono però solo le esecuzioni e non tengono conto delle morti legate alla guerra civile, direttamente (battaglie, massacri) o indirettamente (epidemie, malnutrizione).Nel 1986, Reynald Secher ha analizzato gli archivi parrocchiali e quelli di stato di 700 comuni dei quattro dipartimenti della "Vandea Militare": nel periodo compreso tra il 1780 e il 1789 e quello compreso tra il 1802 e il 1811, considerando la crescita demografica, ha preso il numero di abitanti della regione prima e dopo la guerra di Vandea e sottraendo la popolazione totale degli anni del 1800 con quella degli anni del 1780 risultò la mancanza di 117.257 persone su un totale di 815.029, cioè il 14,38% della popolazione e dal punto di vista immobiliare ha stimato la distruzione di 10.309 edifici su un totale di 53.273, cioè il 20% degli immobili registrati. Nel 2007, Jacques Hussenet, tenendo conto dei lavori precedenti, fornisce un suo bilancio di 170.000 morti.
IL PRIMO GENOCIDIO DELLA STORIA
La tesi del genocidio, così come il termine stesso, risale al XX secolo, tuttavia, nonostante questo concetto fosse piuttosto estraneo alla mentalità dell'epoca, nel 1794 un cronista del tempo, François-Noël Babeuf, detto "Gracchus", pubblicò un libro dal titolo: "Du système de dépopulation ou La vie et les crimes de Carrier" (in italiano, "Il sistema di spopolamento e i crimini di Carrier), nel quale riporta alcune vicende della guerra e gli atti dell'intero processo di Carrier. Nel libro conia un neologismo, che oggi si potrebbe considerare un sinonimo di genocidio, ovvero "populicidio". La differenza con il termine "genocidio", coniato da Lemkin nel 1944, sta solamente nell'etimologia: in quando "genocidio" deriva dal greco "ghénos" (razza, stirpe) e dal latino "cædo" (uccidere), mentre "populicidio" deriva del latino "populus" (popolo).Succesivamente Reynald Secher riprese gli studi sul genocidio avvenito in Vandea. Il libro di Babeuf sta alla base della tesi del genocidio: nonostante la Convenzione avesse ordinato di distruggere tutte le copie del libro, Secher ne trovò una delle otto ancora esistenti nell'ex-Urss (dove i libri di Babeuf erano abbastanza diffusi, perché è considerato il "padre del comunismo"). Dopo la pubblicazione della sua tesi, Secher decise di ripubblicare anche il libro di Babeuf, che riteneva una delle fonti più importanti del suo lavoro. Il "genocidio vandeano" sarebbe quindi avvenuto nel periodo che va dal novembre 1793 all'aprile 1794, durante il quale non ci furono scontri militari in quanto l'armata vandeana era stata sconfitta in seguito al Virée de Galerne. Le vittime della repressione non furono soltanto gli insorti superstiti, ma anche e principalmente i civili che abitavano nella "Vandea Militare". La Convenzione aveva infatti esplicitamente stabilito, in diversi provvedimenti e decreti, di sterminare gli abitanti della Vandea indipendentemente dalla loro partecipazione all'insurrezione, non distinguendo quindi tra combattenti e civili, tra cui donne e bambini e nemmeno tra controrivoluzionari e rivoluzionari.La tesi di Secher fece molto discutere sia all'interno dell'università sia fuori, soprattutto perché venne pubblicata alla vigilia del bicentenario della Rivoluzione francese. Secher affermò di aver incontrato difficoltà ed ostruzioni anche durante la redazione della tesi (gli venne ad esempio negato l'accesso ad alcuni documenti e archivi statali). Una settimana prima della discussione della tesi poi, uno dei componenti la commissione di esame, Pierre Chaunu, diffuse ai giornali la notizia secondo cui un dottorando era riuscito a dimostrare scientificamente che in Vandea si era compiuto un genocidio. Secher in quella stessa settimana subì un'effrazione nel suo appartamento di Rennes, nel corso della quale gli vennero sottratte tutte le copie della tesi (tranne gli originali che aveva già depositato all'università). Un funzionario del ministero dell'educazione gli chiese di non discutere la tesi che altrimenti avrebbe infangato la storia della Francia. La conseguenza di ciò, fu che Secher venne sollevato dall'insegnamento pubblico, nelle scuole superiori e nelle università e gli venne impedito di presentarsi in altri concorsi pubblici. Rimase quindi disoccupato per quasi due anni, prima di venire assunto da alcune scuole private.
UN SIMBOLO
Il termine «Vandea», grazie alla storiografia filo-rivoluzionaria, è divenuto sinonimo di rivolta reazionaria e di resistenza contro l’affermarsi del progresso, che hanno come protagoniste popolazioni contadine ignoranti, sobillate da clero e nobili, che utilizzano il fanatismo religioso per scopi in realtà riconducibili ai loro interessi e privilegi di classe. Questa interpretazione non ha potuto essere adeguatamente controbilanciata dalla storiografia filo-vandeana, perché, a tutt’oggi, gli storici di parte rivoluzionaria hanno praticato l’occultamento dei fatti e imposto la damnatio memoriae nei confronti dei protagonisti, quindi anche dei valori che stanno all’origine della rivolta vandeana.
A cura di Danilo Jesus Giglio

Nessun commento:
Posta un commento