giovedì 4 dicembre 2008

USTASCIA


ÙSTASCIA
Termine croato (ribelli) con cui si autodefinirono i militanti del movimento nazionalista croato promosso da Ante Paveli nel 1929. Già dichiarati fuorilegge a causa dei loro metodi terroristici e ostili al re Alessandro I di Jugoslavia e alla sua politica filo-serba, ne organizzarono l'assassinio (1934). Grazie ai loro legami con i nazionalsocialisti tedeschi e i fascisti italiani, nonché alla loro ideologia d'estrema destra e antisemita, una volta invasa e occupata la Jugoslavia nella seconda guerra mondiale (aprile 1941), i nazifascisti concessero agli ustasa la possibilità di guidare uno stato croato solo formalmente indipendente, in realtà esempio di collaborazionismo.


ORIGINI
Il movimento trae origine dal Partito Croato dei Diritti (Hrvatska Stranka Prava - HSP), di ispirazione nazionalista e autonomista, fondato nel 1861 dall'avv. Ante Starcevic. Negli anni 1920 Ante Pavelić emerge come figura di spicco, divenendone leader e rappresentante al parlamento di Belgrado. In questo periodo stabilisce i primi contatti con il regime fascista italiano. Ante Pavelić diede al partito un'impronta insurrezionale, anticomunista, anticapitalista e particolarmente aggressiva. Il metodo con cui voleva ottenere l'indipendenza era quello dell'insurrezione armata, che si tradusse spesso in atti di terrorismo. Con il colpo di Stato di Alessandro I del 6 gennaio 1929, seguente agli spari nel parlamento in cui venne ucciso il deputato croato Radić il 19 giugno 1928, i vertici dell' HSP, tra cui lo stesso Ante Pavelić, espatriarono e si stabilirono in Italia, Austria, Germania e Ungheria. Dall'estero iniziarono una forte propaganda rivolta alle varie comunità di croati sparsi per l'Europa, ottenendo finanziamenti, asilo e strutture (in particolare campi di addestramento) da Mussolini, il quale voleva sfruttare il nazionalismo croato con l'obiettivo di disgregare e destabilizzare il Regno di Jugoslavia. Da questo momento il movimento prende il nome di ùstascia.

LA STORIA
Dopo l'invasione tedesca della Jugoslavia, il leader Ustascia Dr. Ante Pavelic creò lo stato indipendente di Croazia, un vicinissimo al regime nazista. Gli Ustascia - termine, già usato dagli Slavi balcanici per indicare coloro che lottavano contro i Turchi, ripreso da A. Pavelic per designare gli appartenenti al movimento nazionalista croato di estrema destra che si opponeva al dominio dei Serbi (1928). Costituito il Partito unico dello Stato indipendente di Croazia (1941), con l'aiuto dei nazionalisti, gli ustascia commisero spaventose atrocità sterminando un milione circa di persone tra Serbi ed Ebrei, creando campi di concentramento sul modello tedesco (tra questi Jasenovac, tristemente famoso con il nome di "Auschwitz dei Balcani"), ma la loro politica di sterminio si distinse per il fatto di colpire, oltre a ebrei e zingari, anche la popolazione serba di confessione ortodossa. Il regime Ustascia fece del cattolicesimo la propria bandiera obbligando alla conversione forzata o sterminando decine di migliaia di serbi ortodossi. Le vittime, secondo la politica dell'Olocausto, venivano spogliate di ogni loro avere. II ministro degli interni del Reich invitò quindi la Croazia a divenire judenrein entro il febbraio 1942. La scadenza del febbraio 1942 non poté essere rispettata perché gli ebrei riuscirono a fuggire dalla Croazia nel territorio occupato dagli italiani, ma dopo il colpo di Stato di Badoglio, arrivò a Zagabria Hermann Krumey, un altro uomo di Eichmann, ed entro l'autunno del 1943 'trentamila ebrei furono deportati ai centri di sterminio. Soltanto allora i tedeschi si accorsero che il paese non era ancora judenrein. Nelle prime leggi antisemite croate essi avevano notato un curioso paragrafo che trasformava in " ariani onorari " tutti gli ebrei che davano un contributo " alla causa croata "; e naturalmente nel giro di poco tempo il numero di questi ebrei era salito enormemente. In altre parole, i più ricchi avevano rinunziato volontariamente ai loro beni ed erano stati " esentati. " Fatto ancor più interessante, il servizio segreto delle SS (diretto da Wilhelm Hatt) scopri che quasi tutti i componenti della cricca che dominava in Croazia, dal capo del governo al capo degli ustascia, erano sposati a donne ebree. I millecinquecento ebrei che sopravvissero in quest'area (pari al cinque per cento, secondo un rapporto del governo jugoslavo) dovevano appartenere tutti a questo gruppo di gente assimilata e ricchissima. E poiché il numero degli ebrei assimilati nei paesi orientali è stato valutato per l'appunto al cinque per cento del totale, si è tentati di concludere che in quei paesi l'assimilazione, quando c'era, permettesse di salvarsi assai meglio di quanto non facesse nel resto d'Europa. Le cose andarono molto diversamente nel contiguo territorio della Serbia, dove fin quasi dal primo giorno le truppe d'occupazione tedesche dovettero fare i conti con una guerra partigiana paragonabile solo a quella che si svolgeva in Russia dietro le linee della Wehrmacht. Nell'agosto del 1942 il consigliere di Stato Harald Turner, capo della branca civile del governo militare, dichiaro con orgoglio che la "Serbia era l'unico paese in cui si fosse risolto del tutto il problema degli ebrei quanto quello degli zingari”. Si dice che il leader dello stato Ustascia, Ante Pavelic, era ben visto in Vaticano e venne ricevuto in udienza privata da Pio XII. Quando i destini della guerra cominciarono a precipitare tanti criminali di guerra croati (Pavelic su tutti), al pari di molti nazisti tedeschi, riuscirono a mettersi in salvo in Spagna o Sud America attraverso la collaborazione di alti esponenti del clero.

A cura di Danilo Jesus Giglio

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